I nemici della scienza (e del capitalismo)

I nemici della scienza (e del capitalismo)

Negli anni ’80 e ‘90 i presunti fenomeni paranormali (telepatia, chiaroveggenza, precognizione, psicocinesi), lo spiritismo, la magia, erano temi che dominavano la discussione sui media. Con il passare degli anni, e grazie all'incessante attività di alcune associazioni nel denunciare l’infondatezza di tali fenomeni, questo tipo di notizie hanno perso una buona parte del loro interesse, anche se ancora oggi, fattucchiere, maghi, medium, astrologi e fantasmi figurano nel palinsesto televisivo e su molti giornali.

La caduta del muro di Berlino nel ’89 diede un’accelerazione alla nascita di gruppi e associazioni assai variegate (No global, No TAV, Indignati, Occupy Wall Street, ecc.) che contestano il processo di globalizzazione, considerato come fonte di inaccettabili iniquità.

I comunisti sono diventati sempre più “orfani” della loro ideologia e quindi hanno dovuto sposare altre concezioni del mondo. In questo matrimonio con nuove dottrine si sono fatti abbindolare da qualunque cosa purché restasse salva la loro avversione al capitalismo ed ecco servito un nuovo filone ideologico che si contrappone ai valori della società industriale, basato sul rifiuto della modernità.

Tutto questo ha mandato in tilt una buona parte della società che si è lasciata influenzare dagli aedi del nulla, contestatori che teorizzano la magnificenza di un ritorno al passato, a un mondo contadino, semplice e naturale. Rappresentano una religione che demonizza la società dei consumi e porta come vessillo l’antimodernismo reazionario. Gente provinciale che rifiuta il progresso, colpevole di essere causa di un’esistenza umana priva di ogni autenticità e di ogni disegno positivo e trascendente.

Questi pensatori portarono il seme avvelenato di una nuova ideologia che oggi si diffonde attraverso una schiera di moderni guru i quali predicano che siamo nel bel mezzo di un'epoca buia, nell'epoca della dissoluzione finale di ogni valore. Viene da chiedersi dove sia andato quel marxismo che si definiva scientifico e che invece è finito per avversare la scienza. Fa indubbiamente sorridere pensare che molti di questi nuovi propugnatori dell’anti-modernità, un tempo erano progressisti, di sinistra e schierati a favore della scienza e della tecnica mentre oggi si ritrovano accomunati nel rifiutare le conquiste ottenute grazie alla modernità. Tanto è così che la stessa parola “modernità” ha preso una connotazione politica negativa diventando sinonimo di “capitalismo”.

Nel loro disperato tentativo di cercare un orizzonte di senso gli antimodernisti hanno finito per scompaginare le cartografie cognitive delle persone accusando il progresso scientifico di essere espressione di una società borghese che ha fallito le sue premesse razionalistiche e ha portato tutto verso l’insignificanza generale dato che non esiste più un orizzonte di senso, un fondamento ultimo e immutabile. Ma è compito della scienza e della tecnica fornire orizzonti di senso? Perché non si prende atto che oggi la condizione umana è migliore di quanto non sia mai stata prima?

Dunque è in quest’ambito di dissoluzione del progresso che nascono e fioriscono le c.d. “filosofie della crisi”, cioè tutto quel variegato mondo di stampo catastrofista che poggia su affermazioni pseudoscientifiche che vanno dalle teorie del complotto alle leggende metropolitane, dalle falsificazioni storiche al sostegno incondizionato verso presunte terapie di non provata efficacia (chi non ricorda la famosa terapia Di Bella per non citare il più recente e controverso metodo stamina inventato da un certo Davide Vannoni, peraltro laureato in lettere e filosofia). Il catastrofismo viene a soccorrere gli orfani di ideologia e si configura come una risposta terapeutica a quei rivoluzionari frustrati che non accettano la banale finitudine e la perdita di senso segnata dalla secolarizzazione iniziata con l'età dei lumi.
Purtroppo nessuno ricorda più che furono i progressisti di allora quelli che erano contrari all’autostrada del Sole perché non serviva unire il Nord con il Sud, quelli che non volevano la metropolitana a Torino, quelli che lanciavano strali contro il televisore a colori, ecc. Su questo pensiero si sono incanalati i nemici acerrimi della scienza e della tecnica, veri profeti di sventura, oggi rappresentati dai guru dell'ecologismo radicale, un esercito eterogeneo pervaso da uno spirito comune: lo sfascio della società, lo sfacelo, il crack, la bancarotta. Non è molto chiara la soluzione da essi proposta, si parla di decrescita felice, uno dei tanti ossimori poco spiegati da parte degli interessati. Un altro ossimoro tanto improbabile quanto divertente è stato coniato da Serge Latouche, ascoltato predicatore inventore dell'«abbondanza frugale».

I mezzi di informazione dovrebbero educare al metodo scientifico, cioè insegnare al cittadino quanto sia importante la necessità di verificare i fatti e di conseguenza controllare ogni tipo di affermazione. Un’informazione corretta e documentata ha fatto passar di moda i presunti fenomeni paranormali che un tempo dominavano il dibattito, speriamo che un’altrettanta informazione corretta e documentata rimandi al magazzino delle anticaglie i falsi rivoluzionari frustrati accomunati dalla medesima mentalità millenaristico apocalittica.

https://www.riflessioni.it/tecnosophia/nemici-della-scienza.htm#

Walter J. Mendizza

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