Le commemorazioni di Aldo Moro

Le commemorazioni di Aldo Moro

Stalin è meglio delle Br - Lui uccideva comunisti, Loro solo brava gente

Di Vittorio Feltri - Libero 18/3/18

Le commemorazioni di Aldo Moro, sulle tivù e sui giornali, ci hanno stordito per alcune serate con affermazioni che non le salta un cavallo. Coloro che si sono occupati della remota tragedia del presidente democristiano sono tutti di estrazione sessantottina e non ce n’è stato uno il quale non abbia trattato gli assassini come sub-eroi o almeno come gente seria, rivoluzionaria e non criminale. Sono stati intervistati con rispetto, talora ammirazione. Ai brigatisti è stato porto cortesemente il microfono consentendo loro di discettare di terrorismo quasi che sparare agli avversari politici fosse una attività meritoria.

Siamo rimasti basiti. Poi abbiamo riflettuto e ci siamo ricordati che negli anni Settanta i cosiddetti intellettuali, compresi gli iscritti all’ordine dei pennini, erano in prevalenza comunisti che supportavano con la biro i compagni combattenti abituati a usare la P38. E allora ci siamo rassegnati: i cronisti dell’epoca, tifosi della falce e martello, oggi sono in massima parte editorialisti di punta che hanno cambiato lo stipendio, al momento molto più alto, ma non bandiera e continuano ad essere comprensivi, se non solidali con i banditi. Quindi è normale che gli specialisti dell’informazione abbiano un atteggiamento morbido con costoro, considerati bravi ragazzi un po’deviati eppure mossi da nobili ideali. Tutto ciò, pur essendo disgustoso, si spiega col fatto che una intera generazione aveva in effetti sposato il marxismo-leninismo più spietato, auspicandone il trionfo.

Moro, simbolo del regime democristiano, fu soppresso allo scopo di segnare con evidenza la superiorità dei sovversivi sui borghesi. Quando il leader della Dc venne trovato cadavere, pareva che l’Italia fosse sul punto di soccombere al comunismo armato.

In un cinema-teatro della mia città, Bergamo, si interruppe un convegno sindacale in corso al fine di dare la notizia della morte di Moro ai presenti. In platea scoppiò un applauso. Questo era il clima. Le Br godevano di un relativo consenso popolare, del quale ancora adesso si avverte l’eco in vari settori della società. Dal che si evince che il comunismo è una malattia mentale che si può curare ma è inguaribile, si cronicizza.

Aveva ragione Indro Montanelli che sulla propria scrivania teneva una statuetta raffigurante Stalin. Gli chiesi perché conservasse quel cimelio, e lui con un sorriso amaro rispose: nessuno più di Baffone ha mai ucciso tanti comunisti. Vero. I nostri brigatisti rossi invece, personaggi squallidi e ignoranti, hanno ammazzato poliziotti, carabinieri, democristiani, magistrati e giornalisti.

Hanno stecchito un solo compagno a Genova, Guido Rossa. Lo avevano giudicato un traditore poiché non era un omicida. Il terrorismo per anni fu tollerato cosicché si espanse mettendo in ginocchio l’Italia. I politici, lo Stato, si svegliarono soltanto dopo l’eliminazione di Aldo Moro, forse in quanto timorosi di fare la stessa fine. Nel giro di un biennio le pistole cessarono di sparare. Il commissario Nicola Cavaliere, un grande poliziotto attualmente in pensione, in una notte ammanettò oltre cento militanti di Prima Linea, a dimostrazione che le Forze dell’ordine, se autorizzate, sono migliori di chi le tiene al guinzaglio.

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