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Perché questo sito?

Per i professori e gli studenti in "okkupazione" con le bandiere rosse. Per le librerie che hanno 200 titoli sui lager nazisti (giustamente) ma neanche una copia di Arcipelago Gulag o dei Racconti della Kolyma. Per i mentecatti che sfilano con la falce e il martello, il simbolo di una ideologia che ha fallito ovunque e ha portato solo miseria morale e materiale. Leggi tutto

crimini comunismo

I crimini del comunismo

Il comunismo ha commesso ogni genere di crimini: contro lo spirito, contro la cultura, contro il patrimonio dell'umanità. Tuttavia questi crimini non sono nulla al confronto dei crimini commessi nei confronti di uomini donne, bambini e famiglie.
E' stato calcolato che il comunismo abbia causato 100 milioni di morti. Leggi tutto

giovani comunisti

Epigoni dei bolscevichi

I semplici e brutali slogan dei bolscevichi fanno ancora molta presa: non è infrequente sentire le vecchie trite e violente parole d'ordine ripetute fino alla nausea - e solo leggermente adattate - nei comizi di Grillo, nei "collettivi" dei centri sociali, nelle manifestazioni studentesche e negli scioperi. Leggi tutto

Le rovine di un campo di prigionia russo

Le rovine di un campo di prigionia russo per l'estrazione dell'uranio

Fotografie di una spedizione di ricercatori del museo che cercano di catalogare il Gulag sovietico prima che scompaia - 21:46, 14 agosto 2017 Fonte: Medusa

Il 12 agosto, il Museo di storia del Gulag di Mosca ha completato una spedizione nella regione di Magadan, dove i ricercatori hanno catalogato i resti del campo di prigionia “Butugychag”. A partire dalla metà degli anni '40, i detenuti di questa struttura estrassero e arricchirono l'uranio utilizzato per creare armi nucleari sovietiche. Meduza pubblica le foto di questa spedizione, insieme a un resoconto dell'esploratore capo, Roman Romanov, direttore del Museo di storia del Gulag di Mosca.

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Stiamo rovesciando la Storia, serve un elettroshok

Stiamo rovesciando la Storia, serve un elettroshok

«Stiamo rovesciando la Storia, serve un elettroshok»: l'intervista a Federico Rampini, sul palco a Verona - L'Arena 21 settembre 2022

Vecchi totem e nuovi tabù. È questo il titolo che Federico Rampini ha scelto per la serata che lo vede ospite del Festival della Bellezza, oggi, mercoledì 21, alle 21.15 al Teatro Romano. Il giornalista e saggista, residente negli Stati Uniti da oltre vent’anni, racconterà le questioni affrontate nel suo ultimo libro Suicidio occidentale. Perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori (Mondadori, 2022).

Rampini, cosa sono i vecchi totem di cui ci parlerà?
I vecchi totem sono il rigurgito di un antiamericanismo che è stato un dogma condiviso da tante tribù ideologiche della storia italiana, dagli ex fascisti agli ex comunisti, fino a una fetta di mondo cattolico. L’America, e quindi anche l’occidente, sono stati visti come il male supremo. E questa è la cultura che è diventata dominante perfino in tante università americane: descrivere l’America come l’impero del male è diventato una specie di nuovo dogmatismo.

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Suicidio occidentale. Perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori

di Federico Rampini
Se un attacco nel cuore dell’Europa ci ha colto impreparati, è perché eravamo impegnati nella nostra autodistruzione. Il disarmo strategico dell’Occidente era stato preceduto per anni da un disarmo culturale. L’ideologia dominante, quella che le élite diffondono nelle università, nei media, nella cultura di massa e nello spettacolo, ci impone di demolire ogni autostima, colpevolizzarci, flagellarci. Secondo questa dittatura ideologica non abbiamo più valori da proporre al mondo e alle nuove generazioni, abbiamo solo crimini da espiare. Questo è il suicidio occidentale. L’aggressione di Putin all’Ucraina, spalleggiato da Xi Jinping, è anche la conseguenza di questo: gli autocrati delle nuove potenze imperiali sanno che ci sabotiamo da soli. Sta già accadendo in America, culla di un esperimento estremo.

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Renato Cristin

Si scrive Russia, si legge URSSIA

di Renato Cristin

Da due mesi la guerra in Ucraina sta uccidendo persone e distruggendo città, con un’intensità crescente e intollerabile, che va dalla devastazione dei centri urbani e dei territori, ai massacri della popolazione, crimini inammissibili e perseguibili come tali. Ed è dall’inizio della guerra che molti si chiedono cosa poteva fare l’Occidente per evitare l’aggressione russa, dove abbiamo sbagliato – e certamente errori di vario genere sono stati commessi –, ma l’ostacolo principale è stato (ed è tutt’ora) che l’Occidente non ha saputo parlare con la Russia perché ha scordato il linguaggio, il linguaggio adatto, che è fatto di parole, di argomentazioni ma anche di simboli, di atti e di risolutezza, pure sul piano militare, e di rispetto per l’avversario. L’Occidente di Eisenhower, di Adenauer, di Ronald Reagan e Giovanni Paolo II sapeva parlare all’URSS, perché oltre a rispettare il nemico ne conosceva l’essenza ideologica e la prassi politica, ed è stato anche grazie a quel linguaggio che l’impero sovietico è crollato. Oggi l’Occidente ha perduto quella conoscenza, e nel frattempo la tentazione sovietica, sempre viva non solo nelle alte sfere del Cremlino ma anche in una parte dell’opinione pubblica russa, si è riaffacciata e ha trovato forma, già dall’occupazione di parte della Georgia e poi della Crimea, nell’espansionismo veicolato con la guerra, sullo scacchiere mediorientale e su quello nordafricano.

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Federico Rampini

Federico Rampini: «Putin ci sfida da 15 anni ma l’Occidente si autoflagella. Così perdiamo»

di Edoardo Vigna - Intervista a Federico Rampini - Corriere della Sera 18- aprile 2022
L’editorialista del Corriere in un libro mette in evidenza la debolezza per cui l’attaco di Putin ci ha colto di sorpresa: «Procediamo alla demonizzazione dei nostri valori»

Parlare di tendenze suicide dell’Occidente mentre all’esterno c’è chi commette omicidi di massa può sembrare un paradosso. In realtà con il suo nuovo libro Suicidio occidentale (Mondadori), Federico Rampini, editorialista del Corriere della Sera, vuole mettere in evidenza proprio quella debolezza intrinseca in atto che ha fatto sì che l’attacco di Vladimir Putin ci abbia colto di sorpresa: eravamo impegnati nell’attività di autosabotaggio, prima di tutto culturale, con cui miniamo i pilastri della nostra società. L’ideologia dominante — in America, ma via via anche in Europa — pare imporci di colpevolizzarci e autoflagellarci, innanzitutto a partire dal diktat dell’allineamento ormai acritico al pensiero politically correct, che domina ovunque, dalle università alle aziende e alle istituzioni.

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Figli di Putin: Matteo Salvini

Figli di Putin: Matteo Salvini

Matteo Salvini contrario alla sospensione del sistema Swift e alle sanzioni. Vorrebbe negoziare con "l'amico" Vladimir. "Sono convinto che il dialogo sia l'unica strada", insiste il segretario lumbàrd citando "il Santo Padre", la richiesta per il cessate il fuoco rivolta all'ambasciatore moscovita presso la Santa Sede. "E non credo che il pontefice possa essere considerato un filorusso", ironizza.

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Ho acceso la tv e ho trovato i figli di Putin sulla Rai

Ho acceso la tv e ho trovato i figli di Putin sulla Rai

Ieri sera ho visto un incredibile programma di Rai2 in cui un (finora ottimo) corrispondente da Mosca [Marc Innaro ndr] giustificava Vladimir Putin, accusando il mondo libero di avere umiliato la Russia dopo il crollo del comunismo, e perciò di avergli provocato la frustrazione che ora gli ha fatto invadere l'Ucraina. Pure io a questo punto sono frustrato: davvero dobbiamo pagare il servizio pubblico per ricevere propaganda putiniana? Inconsapevole, probabilmente. Perché se a un giornalista si chiede non cronaca ma analisi, e poiché ogni misfatto ha il suo antefatto, è possibile che egli si sbizzarrisca andando a ritroso di trent'anni per "capire" e "spiegare" l'invasione dell'Ucraina (anzi dell'Ucrania, secondo la senatrice ex grillina Nugnes).

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