Greta Thunberg è sbarcata in Italia, dove per tre giorni sarà accolta addirittura da Papa Francesco fino al Senato e poi dritta a manifestare in piazza per l'ambiente con altri ragazzi.

La ragazzina svedese è diventata ormai un fenomeno globale, dietro al quale non è mai stato chiarito abbastanza come sia nato e per la spinta di chi. La svedesina di 16 anni non arriva da una famiglia delle tundra sperduta. Sua madre, per esempio, è una famosa cantante d'opera, Malena Ernman. Suo padre è un attore, Svante Thunberg, non proprio un operaio metalmeccanico. Solo per caso, la mamma di Greta lo scorso agosto ha dato alle stampe Scenes from the heart, un libro ultra-ecologista che ovviamente ha raccolto grande successo in contemporanea alla popolarità crescente di sua figlia. 

La giovanissima Greta può anche vantare di consulenze di peso. Come per esempio quella di Ingmar Rentzhog, esperto di marketing e pubblicità, che gli curerebbe la comunicazione e l'immagine. Anche lui dal fenomeno della svedesina spera di tirarci su qualche euro, visto che ha lanciato una startup, la We Do Not Have Time, che solo per puro caso è anche lo slogan di Greta, che poi è anche membro del Cda. La società ha già raccolto 2,8 milioni di euro di finanziamenti solo nei primi 3 giorni. Il giro d'affari dietro la nuova beniamina degli ambientalisti di tutto il mondo cresce di giorno in giorno. 
-Libero-

«È incredibile, è stato tutto così veloce. Siamo andati così lontano e solo in poco tempo, che ancora non riesco a credere che sia successo». Greta Thunberg sorride. Sono quasi le tre del pomeriggio, la grande manifestazione per il clima in Mynttorget, la piazza tra il Palazzo Reale e il Parlamento, è terminata: i ragazzini che non sono riusciti a farsi un selfie con lei piagnucolano con lo sguardo affranto, ma gli uomini e le donne del servizio d' ordine sono implacabili, e invitano a tornare venerdì prossimo, tanto lei ci sarà ancora.

Ora un cordone di volontari impedisce a chiunque di avvicinarsi a Greta, proteggendola anche dai manifestanti che dall' altra parte delle transenne sgomitano per fotografarla, neanche fosse Justin Bieber. E in effetti è lei la star della giornata, questa ragazzina alta un metro e 53 con le trecce da Pippi Calzelunghe, vestita con gli stessi pantaloni da neve che aveva due mesi fa. Quando con temperature di 10 gradi sotto zero, un po' più in là sul Riksgatan, a manifestare per il clima c' era solo lei, con il papà sempre a vista d' occhio, e l' immancabile Janine O' Keene, l' attivista di origini australiane, che è la vera regista di questi #FridaysforFuture, e ha lanciato la mobilitazione mondiale del 15 marzo. Oggi nella Mynttorget sono in 15 mila, tutti giovanissimi, con striscioni e cartelli colorati, a ballare sotto una pioggia incessante mentre sul palco i Tjuvjakt scandiscono le loro canzoni rap contro il cambiamento climatico. Ogni tanto tocca a Greta, che circondata da un coro di coetanee, tiene i suoi sermoni come intonando un gospel: «Non siamo noi che abbiamo contribuito a creare questo stato di cose - grida - noi ci siamo nati dentro e dovremo passare la vita a subirlo: per questo manifestiamo e continueremo a farlo».

E la folla di adolescenti va in delirio, contorcendosi per riuscire a fotografarla. Lei si ritira sotto un piccolo tendone. Seduta con il suo impermeabile giallo chiude gli occhi e fa come per dormire: «Sono esausta», mi dice verso mezzogiorno, durante uno di quei momenti in cui torna ad essere la ragazza invisibile di un tempo, in disparte e in silenzio: «È dalle 6 che sono in piedi».

Papà Svante, sempre più fradicio con la sua acconciatura rasta, si accorge del cedimento e le fa mangiare una banana. Ma è una pausa subito interrotta dalla ressa di fan che spingono per farsi un selfie con lei: e ogni volta che il servizio d' ordine allenta i ranghi, Greta si presta divertita, guardando pure sui cellulari le foto su Instagram. Ma fa fatica a parlare, oggi non è giorno di interviste, si scusa il padre.

Qualcuno le regala una rosa rossa, lei la mette nello zaino e fa per andarsene. In un ultimo tentativo Svante le sussurra qualcosa all' orecchio. E Greta acconsente a mettersi davanti alla videocamera: «Agli studenti italiani dico che ora sono diventati parte di un movimento globale e stanno facendo la storia: per questo devono continuare», esordisce energica.

«Spero che il movimento diventi sempre più grande e che riesca a fermare la crisi climatica, per garantire la vita delle generazioni future». È stata una lunga giornata, la prossima manifestazione globale per il clima è prevista venerdì 24 maggio, il giorno delle Europee. E c' è da scommettere che i giovani in piazza saranno ancora di più. Giovane, giovanissima. Battagliera, di più, guerriera. Greta Thunberg, 16 anni, svedese, non è ancora maggiorenne ed è già stata proposta per il premio Nobel. Ma davvero è tutta farina del suo sacco la battaglia per il clima?

Secondo il giornalista d' inchiesta svedese Andreas Henriksson dietro a Greta c'è un esperto di pubbliche relazioni, Ingmar Rentzhog, fondatore della start up We Don' t Have Time, che ha lo scopo di «creare una piattaforma sociale sulla più grande sfida dei nostri tempi: il clima». Ma per raggiungere l'obiettivo serve un simbolo, una bandiera e Greta, per età e caratteristiche, è perfetta.

Rentzhog la incontra di fronte al Parlamento e pubblica un post strappalacrime sui social nel primo giorno di sciopero della ragazza. Da allora il suo sito decolla. E quattro giorni più tardi esce anche il libro dei genitori della ragazza, Scenes from the Heart, che racconta della coppia e della figlia. «Una campagna pubblicitaria perfetta» la definisce il settimanale Weltwoche. Anche per raccogliere fondi: a novembre Greta è stata nominata nel board di We Don' t Have Time e tre giorni dopo una campagna di crowdfunding ha raccolto 30 milioni di corone (circa 3 milioni di euro)

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