Indro Montanelli: Togliatti esecutore degli ordini di Stalin

Indro Montanelli concesse, anni fa, una serie di interviste televisive ad Alain Elkann, per Telemontecarlo, nelle quali giudicava la Storia italiana del Novecento. In una di queste interviste, espresse il suo giudizio storico su Palmiro Togliatti. Per Montanelli, Togliatti non poteva che essere una sorta di “servo di Stalin”.

L’intervista di Elkann ha inizio con una domanda sul silenzio che era caduto sulla vicenda delle Foibe istriane. La risposta di Montanelli fu la seguente:

“Tutta la storiografia italiana del dopoguerra era di sinistra. Apparteneva all’intellighenzia di sinistra, la quale era completamente succube del Partito Comunista. Quindi, non si poteva parlare delle Foibe che non appartenevano al comunismo, ma appartenevano certamente al comunismo slavo, di cui però il comunismo italiano era alleato e di cui faceva gli interessi. Quindi, di questo non si poteva parlare e non si poteva parlare delle stragi del triangolo della morte perché anche queste ricadevano sulla coscienza, ammesso che ce ne sia una, del Partito comunista. Il che sta a dimostrare quello che ho sempre sostenuto sulla Resistenza: non fu una guerra di liberazione ma una guerra civile tra italiani che continuò anche dopo il 25 aprile. Continuò anche dopo. Io mi ricordo che volli andare nel triangolo della morte, cioè tra Reggio Emilia, Modena e Parma…”.

Alain Elkann gli chiede se vi andò per fare un’inchiesta giornalistica. E Montanelli risponde affermativamente.

“Volevo appurare com’era andata la strage dei conti Manzoni dopo la fine della guerra. I conti Manzoni erano tutti miei amici e furono sterminati dopo la fine della guerra. Nessuno voleva parlarmi di questa faccenda. Quando ne parlai col questore di Reggio Emilia, lui mi disse: Montanelli guardi che se lei insiste in questa inchiesta non rispondo della sua vita. Io gli dissi: della mia pelle non deve rispondere lei, rispondo io e voglio andare in fondo a questa faccenda. Seppi molto dopo, che lui si rivolse al ministro degli interni Scelba, il quale si rivolse al direttore del Corriere della Sera, che era allora Guglielmo Emanuel, perché mi richiamasse. Ed Emanuel mi richiamò con la scusa di inviarmi in Germania per seguire il processo di Norimberga. Ma nessuno aveva parlato, né dei carabinieri, né della polizia e tantomeno della magistratura. Eppure lo sapevano”.

Elkann: Scelba non era un uomo di sinstra…

“Scelba si preoccupava veramente della mia pelle. Sapeva che andavo incontro a grossi rischi, cercando di schiodare le bocche di questa gente. C’era una complicità assoluta. Se ne parla ora perché il muro di Berlino è crollato, ma trent’anni fa quando Renzo De Felice propose di mettere allo studio un approfondimento del ventennio fascista, fu proposta la sua estromissione dalla cattedra universitaria”.

È a questo punto che emerge il giudizio su Togliatti. Perché in quel momento? Perché Montanelli associa l’egemonia culturale del Partito comunista in Italia con il carattere stesso dell’azione politica di Togliatti.

“È difficile sapere cosa fu Togliatti, perché Togliatti non ha lasciato memoriali, non ha lasciato diari e che cosa pensasse Togliatti non lo ha mai saputo nessuno. Credo, nemmeno la sua compagna Nilde Iotti. Si può dire che è stato un esecutore fedele degli ordini di Stalin. Lo è stato sempre. Per questo godeva della fiducia di Stalin. Però, io ho sempre avuto il sospetto che nella confezione di questi ordini, specie per quanto riguardava l’Italia, ci fosse sempre in un modo o nell’altro lo zampino di Togliatti. Cioè, se Stalin avesse dato a Togliatti l’ordine di bruciare Roma, Togliatti avrebbe bruciato Roma. Però, credo che Stalin non abbia mai dato quest’ordine perché Togliatti faceva in modo che non glielo desse. È molto complicato”.

Elkann: allora era un diplomatico…

“Era un diplomatico per sé, perché un uomo sopravvissuto a 25 o 30 anni di Mosca senza finire in galera, processato o contro il muro, vuol dire che è uno dei grandi personaggi della storia. Tuttavia, egli non poteva essere uno statista, perché i comunisti non hanno lo stato nel sangue, ma il partito. Stalin non è mai stato un capo di Stato, e nemmeno capo del governo, ma capo del partito. Il potere nei regimi comunisti non è né nello Stato né nei governi. Sta nel partito. Togliatti era diventato russo. Sapeva benissimo che se un comunismo si fosse installato in Italia sarebbe stato un comunismo russo. Perché non c’erano altri modelli, perché l’unico regime comunista che Stalin tollerasse, che l’URSS tollerasse, era proprio il regime stalinista. Ma Togliatti era un capo, designato alla direzione del partito comunista italiano dal fatto di essere l’unico italiano che godeva della fiducia di Stalin. Per guadagnarsi questa fiducia, certamente lui aveva dovuto obbedire a Stalin”.

Si veda anche: Soltanto Stalin e Indro Montanelli parla delle foibe, di Togliatti e Stalin

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