Calvario in Cina. L'ultimo parroco di Tong'an

"Calvary in China" ripercorre con tratto autobiografico l'esperienza missionaria in Cina del sacerdote americano Robert W. Greene durante l'ascesa del Comunismo e l'instaurazione della Repubblica Popolare Cinese nel secolo scorso. Padre Greene dalla stanza in cui venne imprigionato assistette impotente ai processi popolari, alle campagne di indottrinamento e alla feroce persecuzione dei suoi parrocchiani, vittima lui stesso della violenza del nuovo regime. Ci lascia una toccante testimonianza di fede e il commosso ricordo di tanti cinesi coraggiosi che pagarono per la propria fede e il desiderio di libertà. Prefazione di Gianni Criveller.

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SERVIRE DIO COME SACERDOTE E MISSIONARIO
Questo libro è una preziosa testimonianza, che offre diversi spunti di interesse e di riflessione per il lettore. Innanzitutto, ci presenta la storia di una vocazione religiosa: servire Dio come sacerdote e missionario. In secondo luogo, ci mostra in quale particolare tessuto sociale nasce questa vocazione, ossia quella della Chiesa Cattolica negli Stati Uniti, una Chiesa che a sua volta era nata da missionari che accompagnavano i migranti cattolici in America, che erano soprattutto irlandesi, che fuggivano dalle persecuzioni che li avevano colpiti nella loro isola, dalla fame e dalla miseria. Questa Chiesa americana, dopo essersi consolidata non senza fatiche e non senza aver subito la xenofobia di coloro che erano già residenti, white anglo-saxons and protestants, mandò missionari in tutto il mondo, quasi come segno di gratitudine per la fede ricevuta e che non andava custodita gelosamente, ma trasmessa anche ad altri. Questo libro fa conoscere inoltre una delle più belle realtà nate dal laicato cattolico, e precisamente il primo movimento ecclesiale della storia: la Legione di Maria.

LA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI IN CINA
Infine, questo volume fa conoscere la persecuzione dei cristiani in Cina da parte del regime comunista di Mao, una realtà di cui si parla poco, e che non sempre la stessa diplomazia vaticana ha tenuto nella giusta considerazione nei rapporti con questo grande e potente Paese, che resta una delle più terribili e disumane dittature. Il libro vede padre Robert William Greene ripercorrere la propria storia. Nasce a Jasper, nello Stato dell’Indiana, nel 1911. Viene da una famiglia cattolica di origini irlandesi, con la fede profonda tipica. Nasce in uno Stato dove i cattolici sono una minoranza, in una realtà di provincia. Fin da piccolo sente un grande desiderio di diventare sacerdote. Nel 1934, dopo gli studi in seminario, entra nel Noviziato di Maryknoll, una Società per le missioni estere nata proprio negli Stati Uniti. Nel 1937 è ordinato sacerdote nel seminario di Maryknoll presso New York.

L’IMPEGNO DI PADRE GREENE DOPO L’ORDINAZIONE
Dopo l’ordinazione, padre Greene viene subito inviato dalla congregazione in Cina, in una missione al confine con il Vietnam, una zona montuosa e remota. Impara rapidamente la lingua locale, il mandarino meridionale, e serve come parroco in diverse missioni, con il compito di fondare chiese, costruire dispensari, promuovere programmi sanitari per fermare la diffusione delle malattie. Inoltre, costituisce gruppi locali della Legione di Maria . Come si diceva, questo straordinario e umile movimento ecclesiale era stato fondato in Irlanda nel 1921 da un impiegato di nome Frank Duff. I membri della Comunità facevano visita agli ammalati negli ospedali e successivamente iniziarono l’apostolato per le strade e l’assistenza ad emarginati come prostitute e senzatetto. La comunità si diffuse prima in Irlanda poi, dal 1928 in Scozia ed Inghilterra e nel 1931 in India e negli Stati Uniti d’America. Il movimento venne apprezzato e sostenuto dal Papa Pio XI. Padre Greene lo diffuse con immediato successo anche in Cina.

GLI ANNI DELLA GUERRA
Nel 1941 gli Stati Uniti entrarono in guerra contro il Giappone, che occupò parte della Cina. Nel 1947, al termine del conflitto,  padre Greene venne nominato parroco della missione di Tong an, dove ripristinò le stazioni missionarie, costruì scuole e orfanotrofi per i rifugiati, e operò molte conversioni al cattolicesimo, sperimentando la grande devozione della gente alla propria fede.Poi venne purtroppo la rivoluzione di Mao e l’imposizione di uno spaventoso regime totalitario comunista. La Repubblica Popolare Cinese si accanì contro i cristiani, e lo stesso missionario americano, insieme ai suoi confratelli, fu vittima della violenza del nuovo regime. Nel libro padre Greene ci lascia una toccante testimonianza e il commosso ricordo di tanti cinesi che pagarono per la propria fede e il desiderio di libertà.

PADRE GREENE: LA PRIGIONIA, LE TORTURE E LA CONDANNA
Padre Greene fu prima confinato nella sua missione agli arresti domiciliari, che si protrassero per sedici mesi.nNella stanza in cui era imprigionato celebrava la messa clandestinamente, mentre le guardie dormivano. Dalla sua finestra assisteva impotente ai processi popolari, alle violenze, alla feroce persecuzione dei suoi parrocchiani.. Il 3 aprile 1951 i comunisti lo portarono a processo con l’accusa di essere un falso prete e una spia americana. Veniva vessato e interrogato ogni giorno per ore e ore per farlo confessare. Padre Greene venne sottoposto ad un vero e proprio calvario, segnato da privazioni e torture fisiche e psicologiche. Riuscì comunque a mantenere la sanità mentale fissando il suo pensiero sul Santissimo Sacramento, che aveva nascosto, e che non era stato trovato. Al termine del processo, i suoi aguzzini gli dissero che era stato giudicato colpevole, e condannato alla pena di morte tramite decapitazione. Tuttavia, dopo poco tempo la sentenza venne mutata in espulsione dalla Cina. Debilitato dalla prigionia, padre Greene tornò in America, al seminario di Maryknoll, dove visse fino alla morte avvenuta nel 2003 a 92 anni. Una vita interamente spesa per glorificare il Signore, che questo libro, come un dono prezioso, fa finalmente scoprire.

“I peggiori erano sicuramente i ragazzini più giovani. Avevano l’incarico di svegliare le persone la mattina molto presto e di perquisire le loro case (…) gli avevano fatto il lavaggio del cervello, non si rendevano conto delle conseguenze delle loro azioni. I genitori ormai avevano perso ogni controllo o influenza su di loro. Padri e madri avevano paura dei propri figli, sapevano che distribuivano delle ricompense speciali per i bambini che denunciavano i familiari”.

È una pagina di Calvario in Cina (Ares), memoriale autobiografico di Robert W. Greene, sacerdote americano che, missionario in Cina, ha potuto vedere e raccontare l’arrivo dei comunisti e l’instaurazione del regime. I “rossi” arrivarono il 5 dicembre 1949 nel piccolo villaggio di cui Greene era parroco, Tong’an, nel nord del Guangxi. Valeria Stella Papis, nella prefazione, spiega che “laggiù, prima della fondazione della Repubblica popolare cinese, il comunismo non aveva attecchito, nonostante gli sforzi di un giovane e sconosciuto Deng Xiao-ping che nel 1929 era stato inviato a fare propaganda”. In tutta la Cina “nella prima metà degli anni Quaranta ben pochi si aspettavano che il mal organizzato e peggio equipaggiato Partito Comunista Cinese potesse conquistare il potere”. Ci riuscirono perché – dopo la resa dei giapponesi del 1945 – si impossessarono delle loro armi e dell’equipaggiamento soprattutto grazie alle truppe sovietiche penetrate in Manciuria che consegnarono ai guerriglieri di Mao il materiale bellico nipponico. Mentre gli Usa di Truman furono riluttanti ad appoggiare il governo nazionalista di Chiang Kai-shek. Il Guanxi era nazionalista. A Tong’an non avevano vissuto né l’occupazione giapponese, né la guerra civile. Era un tranquillo villaggio agricolo di piccoli proprietari e “a memoria d’uomo” scrive Papis “prima dell’arrivo dei comunisti nessuno ricordava la presenza di prigioni”. Arrivarono subito, con l’odio e i massacri, sotto la bandiera rossa. Arrivò pure la riforma agraria del 1950 che confiscava i terreni. Suscitò la reazione dei contadini che organizzarono una resistenza anticomunista, ma naturalmente il regime la schiacciò. La macchina infernale del maoismo puntò a indottrinare la gente e, un po’ per il lavaggio del cervello, un po’ per il terrore di subire atrocità, Greene racconta cambiamenti repentini. Ma i maoisti, come dicevamo, volevano soprattutto fanatizzare i più giovani.

I motivi sono chiari: occorreva anzitutto distruggere i legami familiari e far capire che tutti erano diventati “proprietà” dello Stato, ovvero del Partito. Inoltre i giovani sono i più facili da plasmare e per il comunismo, che voleva creare l’“uomo nuovo”, sono la prima scelta. Pochi anni dopo saranno pure i protagonisti dell’immenso bagno di sangue della rivoluzione culturale. Il memoriale di Greene racconta che subito iniziarono le persecuzioni contro i cristiani. Lui fu recluso e processato, con il solito corteo di umiliazioni, torture e violenze. Fu condannato a morte e poi graziato ed espulso dalla Cina proprio perché americano (per evitare scontri diplomatici). Ma per tanti cattolici cinesi ci fu il martirio o i lager, come ricorda sempre il card. Zen. Quando Greene fu espulso gli dissero: “in 10 anni l’America sarà nostra, i comunisti americani sistemeranno quelli come te”. Ma lui conclude il suo memoriale esprimendo il desiderio di tornare in Cina, “per la salvezza e la conversione dell’intera Cina”. Questo scontro di civiltà è al culmine proprio ai giorni nostri.

Antonio Socci - Da “Libero”, 7 dicembre 2025




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