Bibliografia sul comunismo

Bibliografia sul comunismo

[Pagina in aggiornamento] Non sono molti i libri sul comunismo che si possono acquistare nelle librerie italiane. Molti titoli sono fuori catalogo e non vengono ristampati da molti anni. Poca richiesta del mercato? Sciatteria o paraocchi ideologico dei librai? Probabilmente un po' di tutte queste cose. Amazon e IBS sembrano essere le librerie che danno qualche possibilità in più di procurarsi questi libri.

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Aleksandr Solgenicyn

Arcipelago Gulag
Arcipelago Gulag vol.1

Arcipelago Gulag - Volume 1 - Mondadori

Concepito già nel 1958, Solženicyn dovette far trafugare il testo in Occidente poiché il KGB era riuscito ad entrare in possesso di una copia e a sequestrarla. L'autore riuscì a microfilmare il testo e a consegnarlo ad alcuni amici francesi. Arcipelago Gulag fu pubblicato in prima edizione a Parigi nel 1973, dando origine ad un vero e proprio sommovimento culturale. 

Nel primo volume di Arcipelago Gulag, Alexandr Solgenicyn ricostruiva il fitto e complesso insieme di sistemi che conduceva ai campi di concentramento (gulag): i fermi e gli arresti, le delazioni, gli interrogatori, le torture, i "processi".

Con prove storiche inoppugnabili Solgenicyn dimostra che i gulag nacquero nel 1918, per volontà di Lenin e dei bolscevichi.

I campi di lavoro erano preesistenti alla rivoluzione bolscevica ma il loro numero, le condizioni dei prigionieri, non erano lontanamente confrontabili a quelli di epoca sovietica.

I Gulag, si sono sviluppati enormemente per volere prima di Lenin e poi di Stalin e sono serviti a organizzare il lavoro e la morte di milioni di SCHIAVI. Seicento pagine fitte di dati, testimonianze che sono servite a rivelare al mondo l'orrore del comunismo.

Arcipelago Gulag
Arcipelago Gulag vol.2

Arcipelago Gulag - Volume 2 - Mondadori

Nel secondo volume di Arcipelago Gulag, Alexander Solgenicyn si sofferma maggiormente ad analizzare l'aspetto psicologico dei GuLag e dei reclusi. I detenuti politici - i famosi "articolo 58" ovvero "i politici", e i "socialmente vicini" ossia i malavitosi.

L'organizzazione materiale delle centinaia di gulag, dei campi di smistamento, del sistema di traferimento, degli incentivi è spiegato da Solgenicyn con assoluta precisione.

Seicentosettanta pagine assolutamente indispensabili per capire le condizioni di vita non solo nei lager nel "primo paese socialista nel mondo". 

L'opera uscì in Italia il 25 maggio 1974 per i tipi della Arnoldo Mondadori Editore, ma non suscitò molto interesse da parte dei nostri intellettuali in maggior parte schierati a sinistra o fedeli all'ortodossia comunista.

Scarse furono le recensioni sui giornali. Solzenicyn non piaceva alla sinistra, ma anche la destra non lo lesse, cercando soltanto di sfruttarlo per un uso esclusivamente politico.

Una giornata di Ivan Denisovic - La casa di Matrjona - Alla stazione
Una giornata di Ivan Denisovic

Una giornata di Ivan Denisovic, La casa di Matrjona, Alla stazione

"Una giornata di Ivan Denisovic" è il libro che ha rivelato al mondo lo scrittore Solzenicyn. Racconta le sofferenze di una giornata tipica di un detenuto nei lager sovietici con un stile sobrio. Venne pubblicato con il benestare di Krushev in funzione anti staliniana.

In un'opera di classica sobrietà, che per nitore espressivo rimanda alle dostoevskiane "Memorie di una casa morta", viene descritta per la prima volta una giornata qualsiasi in un campo di lavoro staliniano dove è rinchiuso un uomo semplice, Ivan.

La stessa autonomia poetica si ritrova nei due racconti successivi.

Protagonista della "Casa di Matrjona" è una povera contadina, presso la quale va a vivere un ex deportato, che mitemente subisce ripetute ingiustizie.

"Alla stazione di Krecetovka" illustra invece la parabola morale di un "uomo sovietico" nel quale il germe della sospettosità staliniana s'è tanto radicato da indurlo a commettere una mostruosa ingiustizia.

Reparto C - Padiglione Cancro
Reparto C

Reparto C - Padiglione Cancro

Padiglione cancro o, in altre traduzioni, Divisione cancro e, nell'edizione Einaudi del 1969, Reparto C, è un romanzo dello scrittore russo Aleksandr Isaevič Solženicyn (in russo Алекса́ндр Иса́евич Солжени́цын), scritto negli anni 1963 - 1967, nello stesso periodo della stesura di Arcipelago Gulag, ambientato nell'Unione Sovietica del 1955, due anni dopo la morte di Stalin, prima dell'inizio della destalinizzazione di Chruščёv, diffuso inizialmente attraverso il samizdat, pubblicato poi nella rivista letteraria Novyj Mir di Tvardovskij in edizione mutilata, priva degli otto capitoli iniziali.

In Italia il romanzo apparve per la prima volta nel 1968, con il titolo Divisione cancro romanzo di Anonimo sovietico, nelle edizioni Il Saggiatore, tradotto da Maria Olsufieva.

L'opera, pur non essendo completamente autobiografica, è largamente ispirata alle reali esperienze di Solženicyn che, uscito dal gulag ed esiliato nel Kazakistan, si ammalò di tumore nel 1953 e l'anno successivo, nel 1954, fu curato nell'ospedale di Tashkent nell'Uzbekistan.

Varlam Šalamov

I racconti della Kolyma
I racconti della Kolyma

I racconti della Kolyma

E' una splendida raccolta di racconti scritti da Varlam Salamov e generalmente abbastanza brevi sulla vita nei gulag nella zona più terribile: la Kolyma.. ovvero l'estremo nord est della Siberia.

Lo stile letterario letterario è straordinariamente sobrio e allo stesso tempo lirico e "poetico".

Un libro imperdibile, un capolavoro.

"Il lager è una scuola negativa per chiunque, dal primo all'ultimo giorno. L'uomo non deve vederlo. Ma se lo vede, deve dire la verità, per quanto terribile sia. Per parte mia, ho deciso che dedicherò tutto il resto della mia vita proprio a questa verità", così scriveva Salamov a Solzenicyn nel novembre del 1962. In questa discesa negli abissi della memoria i ricordi si snodano come una partitura musicale.

Fare attenzione all'edizione: alcune edizioni non riportano tutti i racconti. L'edizione completa di tutti i racconti della Kolyma è attorno alle 1350 pagine (Einaudi)

Stéphane Courtois - Nicolas Werth e altri

Il libro nero del comunismo
Il libro nero del comunismo

Il libro nero del comunismo Crimini, Terrore, Repressione - Mondadori

Settecentosettanta pagine dense di fatti, cifre, documenti: un libro assolutamente imperdibile che ricostruisce la storia del comunismo in Urss, Cina, europa occidentale, estremo oriente.

Bellissima introduzione di Stephane Coutois.

Il libro è stato pesantemente criticato dai nostalgici del comunismo ma il lavoro svolto dagli storici (alcuni sono stati militanti comunisti) è inattaccabile.

Una preziosa fonte di informazioni.

Come molti altri libri sul comunismo, anche questo volume non si trova nelle librerie. Non è più stato ristampato, dicono i librai. Sono riuscito a comprarlo usato su Amazon dopo averlo cercato in una ventina di librerie in diverse città del nord Italia.

Di sicuro i librai non si preoccupano affatto di non avere neppure uno di questi libri nella loro sezione storica. Soltanto Shalamov / I racconti della Kolyma ha goduto di qualche popolarità dopo essere stato meritoriamente citato da Roberto Saviano in una trasmissione televisiva come uno dei suoi libri preferiti.

Il libro nero del comunismo europeo
libro nero del comunismo europeo

Il libro nero del comunismo europeo

Pubblicato nel 1997 e tradotto in venticinque paesi, questo studio ha avviato un vasto dibattito a livello internazionale, accompagnato da inevitabili polemiche. Questa nuova opera collettiva, curata da Stéphane Courtois, approfondisce e completa il lavoro di bilancio e di analisi inaugurato allora, prendendo in considerazione i crimini del comunismo in Europa.

Affermati storici e studiosi europei e americani mettono in luce tragedie che troppo spesso sono state sottovalutate o deliberatamente ignorate, per fare emergere la verità. Scopriamo così come in Estonia i "battaglioni di distruzione" comunisti abbiano avuto, durante l'ultima guerra mondiale, diritto di vita e di morte su quanti cadevano nelle loro mani; come la popolazione bulgara abbia conosciuto per decenni il terrore di massa; come nel famigerato carcere rumeno di Pitesti i detenuti venissero costretti a torturare i loro stessi compagni. Per non parlare delle angherie perpetrate con il massimo zelo dalla Stasi nella Repubblica democratica tedesca.

Questo libro indaga su uno degli interrogativi più sconcertanti della storiografia novecentesca: perché il comunismo, nonostante i fallimenti e le tragedie che ha provocato per quasi un secolo, possa ancora rappresentare per moltissime persone un ideale di giustizia e di progresso.

Evgenija Ginzburg

Viaggio nella vertigine
Viaggio nella vertigine

Viaggio nella vertigine

Con la narrazione in "presa diretta" dei lunghi anni trascorsi dall'autrice prima nelle prigioni sovietiche, poi nella terribile Kolyma, "Viaggio nella vertigine" si presenta come un'opera che supera ogni tentativo di classificazione: è la ricostruzione storica di uno dei periodi più bui della storia russa ed europea, il racconto autobiografico di una donna e di un'intellettuale, un romanzo letterario dal linguaggio ora lirico ora drammaticamente incisivo.

Un pellegrinaggio nel tempo e nello spazio che si affolla progressivamente di voci, personaggi e storie, e che per stile e tensione morale si pone sullo stesso piano dei grandi capolavori russi dell'Ottocento.

Uscito per la prima volta in Italia nel 1967 all'insaputa dell'autrice Evgenija Solomonovna Ginzburg (e in una versione ridotta), in Russia ha potuto vedere ufficialmente la luce solo nel 1990, quando nel resto del mondo era ormai considerato un classico.

Questa è la prima edizione integrale in un unico volume pubblicata in italiano. Viaggio nella vertigine: recensioni del libro.

Anne Applebaum

Gulag
Gulag

Gulag - Storia dei campi di concentramento sovietici

"Questa è una storia del Gulag, una storia della vasta rete di campi di lavoro che un tempo erano disseminati in lungo e in largo in tutta l'Unione Sovietica, dalle isole del mar Bianco alle sponde del mar Nero, dal Circolo polare artico alle pianure dell'Asia centrale, da Murmansk a Vorkuta al Kazakistan, dal centro di Mosca alle periferie di Leningrado.

La parola "Gulag" è l'acronimo di Glavnoe Upravlenie Lagerej, Amministrazione generale dei campi.

Nel corso del tempo il termine è passato a indicare non soltanto l'amministrazione dei campi di concentramento, ma anche l'intero sistema sovietico di lavoro forzato, in tutte le sue forme e varianti: campi di lavoro, campi di punizione, campi per criminali comuni e politici, campi femminili, campi per bambini, campi di transito.

In un'accezione ancora più ampia, Gulag denota ormai lo stesso sistema repressivo sovietico, l'insieme delle procedure che un tempo i prigionieri chiamavano "tritacarne": arresti, interrogatori, trasferimento in carri bestiame senza riscaldamento, lavoro coatto, distruzione di famiglie, anni trascorsi in esilio, morti precoci e inutili." Anche questo è un libro introvabile in libreria e online.

Colin Thubron

In Siberia
In Siberia

In Siberia

"La Siberia occupa un dodicesimo delle terre emerse dell’intero pianeta, ma questa è l’unica certezza che ci lascia nella mente. Una bellezza desolata, una paura indelebile".

Colin Thubron è uno scrittore di viaggi. Questo libro non parla del comunismo ma è ugualmente molto interessante perché aiuta a capire le condizioni di vita degli abitanti della Siberia.

Nel suo viaggio in Siberia, Colin Thubron ha visitato l'area di Vorkuta [si veda la pagina Ritorno a Vorkuta] dove fino agli anni 50 esistevano alcuni dei più terribili campi di concentramento. Ha parlato con i superstiti, ha descritto con straordinaria lucidità le impressioni di un luogo per noi inimmaginabile.

Tiziano Terzani ha detto di questo libro: "Un eccezionale racconto sul cuore oscuro di una delle più grandi, più dimenticate fette di terra e di umanità".

Tiziano Terzani

Buonanotte signor Lenin
Buonanotte signor Lenin

Buonanotte signor Lenin

Nell’agosto 1991, Tiziano Terzani – che già nel febbraio precedente ha potuto visitare le isole Curili e Sachalin, estremo avamposto dell’Unione Sovietica – inizia, come membro di una spedizione sovietico-cinese, un lungo viaggio sul fiume Amur per osservare da vicino la situazione del paese nelle sue zone asiatiche più periferiche.
La notizia del golpe anti-Gorbacëv a Mosca, appena rimbalzata in quelle remote latitudini, lo induce tuttavia a intraprendere subito, e questa volta da solo, il lungo percorso in aereo e in automobile che, attraverso la Siberia, l’Asia Centrale e il Caucaso, lo condurrà in due mesi sino alla capitale. L’esperienza, come è facile intendere, è eccezionale per la sua completezza e la sua complessità, nonché per il particolare momento in cui si svolge: il crollo del comunismo, il definitivo fallimento del socialismo reale, lo svilupparsi dell’opposizione, i primi passi verso l’autonomia delle varie repubbliche, le pericolose spinte ai nazionalismi e la rinascita dell’Islam. Il tutto in un ribollire di umanità pittoresca e ingegnosa, di delusioni e di nuove utopie, di speculazioni e di personalismi.
Con l’ausilio di una cinquantina di fotografie scattate dall’autore ci si apre così uno straordinario panorama, che può leggersi anche come guida alle nuove repubbliche, ormai meta di uomini d’affari e di turisti un po’ più avventurosi del solito. Variegato nella diversità delle esperienze e degli approcci, unificato attraverso le conoscenze, le competenze, lo spirito d’osservazione e critico dell’autore, il libro ha un altro motivo conduttore: la figura di Lenin, che ispira il titolo. Di tappa in tappa, Terzani è infatti testimone dell’abbattimento delle sue statue e non a caso il viaggio si conclude con una visita al mausoleo sulla Piazza Rossa in cui la salma del padre dell’URSS è tuttora conservata.

La porta proibita
La porta proibita

La porta proibita

Un affascinate libro scritto da Terzani, uno scrittore certamente non anticomunista. Terzani aveva inizialmente guardato con simpatia alle rivoluzioni asiatiche, convinto che fosse in atto un coraggioso esperimento sociale volto a far nascere una società più giusta.

Nel suo lungo soggiorno in Cina fu ampiamente disilluso e poté constatare che ovunque i comunisti siano andati al potere le promesse erano state tradite e che il comunismo aveva prodotto "ovunque grande miseria morale e materiale".

Scrisse nei suoi reportage quello che vedeva, le distruzioni operate dalle guardie rosse e per questo la Cina che lui tanto amava lo mise alla porta. "Prima che i comunisti la prendessero, Pechino era ancora una città unica al mondo: un grande esempio di architettura, una città di struggente splendore che pareva fatta per vivere in eterno. Non è più così. Pechino muore. La distruzione continua. Proprio mentre il governo annuncia la sua determinazione a proteggere e a restaurare quel che resta della vecchia capitale cinese, il ministero della Cultura fa abbattere uno dei più bei palazzi della città per costruire al suo posto dei dormitori per i suoi impiegati. Errore. Errori. Dei dieci anni di Rivoluzione culturale che hanno mandato milioni di giovani Guardie Rosse in giro per la Cina a spazzare, bruciare, distruggere tutto ciò che era vecchio, ora si dice: " Sono stati un errore", Il "Grande Balzo in Avanti" con cui Mao forzò la gente a gettare nelle fornaci qualsiasi oggetto di metallo, fosse un vecchio vaso o una statua antica, per farne delle pentole e dei tegami, ora viene ugualmente considerato un errore. Fu un errore distruggere le mura di Pechino, un errore buttar giù le porte della città, gli archi di trionfo, i templi".

Amy Knight

Beria
Beria

Beria - Ascesa e caduta del capo della polizia di Stalin

Per decenni la figura di Lavrentii Beria ha rappresentato l'impersonificazione del male: spietato capo della polizia di Stalin, luogotenente subdolo e crudele del dittatore, simbolo di un'era contrassegnata da oscuri e cruenti scontri di palazzo, stermini di massa, eccessi e miserie di ogni genere. [un brano:La psicologia di Beria e di Stalin]

"Chi si trovò al capezzale di Stalin ai primi di marzo del 1953 non poté non constatare come Lavrentij Pavlovi Beria, in piedi accanto al moribondo, a stento riuscisse a mascherare la sua gioia nel vedere il dittatore avvicinarsi agli ultimi attimi di vita. Da quando si erano incontrati, negli anni Venti, i due uomini avevano condiviso molte avventure. Beria, che per anni era stato uno degli uomini chiave del governo e dal quale dipendeva l’intero apparato della polizia sovietica, si era trovato al fianco di Stalin nei momenti cruciali della dittatura. Tuttavia, verso il 1950 il loro rapporto, sebbene in apparenza ancora solido, aveva iniziato a incrinarsi. Stalin aveva cominciato a diffidare di Beria e a maturare l’intenzione di disfarsi di lui; Beria ne era consapevole e aveva quindi le sue ragioni per rallegrarsi della morte del dittatore".

Nicolas Werth

L'isola dei cannibali. Siberia, 1933: una storia di orrore all'interno dell'arcipelago del gulag
L'isola dei cannibali

L'isola dei cannibali. Siberia, 1933: una storia di orrore all'interno dell'arcipelago del gulag

La vicenda ricostruita da Werth iniziò nell'aprile 1933 con l'approvazione, su proposta dell'OGPU, di un piano di deportazione di un milione di «elementi socialmente indesiderabili», che avrebbero dovuto colonizzare terre gelate d'inverno e acquitrinose d'estate. Da subito giunsero in Siberia occidentale persone «senza-gambe-né-braccia», inadatte al lavoro, in prevalenza piccoli delinquenti che si diedero a furti e razzie. In queste condizioni valeva la legge burocratica dello scaricabarile. Dal campo di smistamento dell'OGPU di Tomsk fu deciso l'invio verso Nord, lungo il fiume Ob', di un contingente di 5-6.000 «elementi declassati» provenienti da Mosca e Leningrado. Atterriti dall'arrivo di persone in stato di inedia, con scarse riserve alimentari, i comandi locali le dirottarono verso Nazino, un'isola desertica lungo il fiume. Le prime notizie su episodi di cannibalismo si diffusero il 20 maggio, senza suscitare particolari reazioni da parte dei rappresentanti del Partito e dell'OGPU. Voci sulla diffusione della pratica del cannibalismo nel mondo della malavita circolavano da tempo, e le poche decine di casi accertati erano poca cosa rispetto alle dimensioni che il fenomeno aveva assunto nel corso della carestia che colpì Ucraina e Kazachstan. Un primo processò si concluse con l'assoluzione dei deportati accusati di necrofagia, e solo in seguito furono comminate undici condanne a morte. Il clima era cambiato dopo la decisione presa nel settembre da Stalin, informato dell'accaduto dalla relazione di un dirigente comunista locale, di nominare una commissione di inchiesta, il cui rapporto portò alla condanna a lievi pene dei responsabili dell'operazione, accusati di non essersi curati della sorte dei deportati - due terzi dei quali erano morti per l'«isolamento prolungato in ambiente ostile» - e di aver consentito che si scontrassero con la popolazione locale. Le conseguenze politiche furono ben più vaste. In sé secondario, l'episodio dell'isola di Nazino gettò definitivo discredito sul sistema delle colonie di popolamento. Su direttiva di Stalin, le deportazioni di massa cessarono (sarebbero riprese solo a guerra mondiale in corso), e i detenuti furono indirizzati verso il gulag, che assunse un ruolo centrale nel sistema repressivo sovietico.Grazie a una sapiente combinazione della documentazione sugli aspetti locali della vicenda, già pubblicata in Russia, con quella raccolta negli archivi centrali, il lavoro di Werth rende con efficacia i caratteri di eccezionalità ed emblematicità dell'episodio di Nazino. Del primo aspetto non sappiamo quanto vorremmo, data l'assenza di memorie di protagonisti e testimoni che raccontino cosa significhi la rottura del tabù del cannibalismo. A emergere con chiarezza è invece il processo di «decivilizzazione» subito dall'URSS dopo la rivoluzione, e la reazione dei vertici del regime, che, incapaci di riconoscersi nella società che essi stessi avevano creato, evitarono di ricorrere a una «soluzione finale», ma dilatarono la categoria dei «socialmente nocivi» sino a conferire al Terrore un carattere permanente.

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