pol pot

Pol Pot

Pol Pot è il simbolo stesso della follia comunista, l'incarnazione del male assoluto e degli incubi peggiori. Pol Pot: pseudonimo di Saloth Sar (provincia di Kompong Thom 1925 - confine con la Thailandia 1998), uomo "politico" cambogiano. Fondatore del Partito comunista cambogiano, nel 1963 organizzò le formazioni guerrigliere dei Khmer Rossi, per opporsi in seguito al governo filoamericano instaurato da Lon Nol (1970). Deposto Lon Nol nel 1975 e divenuto primo ministro, avviò un progetto di "rieducazione" della popolazione cambogiana, che prevedeva la sua deportazione in massa nelle campagne e il lavoro forzato nei campi.

Nei tre anni successivi, il suo regime dittatoriale provocò la morte di quasi quattro milioni di persone, sfinite da un lavoro massacrante, dalle malattie e dalla fame, o uccise durante le repressioni.

Pol Pot vennne deposto nel gennaio 1979 dai vietnamiti che avevano invaso la Cambogia. Pol Pot riuscì a mantenere il controllo di alcune regioni del paese e a condurre sanguinose azioni di guerriglia contro il regime. Lasciato ufficialmente il comando dei Khmer Rossi nel 1985, continuò a vivere in clandestinità facendo perdere le sue tracce.

Nel 1996 alcune fonti annunciarono la sua morte, ma il dittatore fece la sua ricomparsa nel 1997, quando venne usato dai guerriglieri khmer come merce di scambio con il nuovo regime, da essi ora appoggiato.

Ricercato per essere sottoposto al giudizio di un tribunale internazionale per crimini contro l'umanità, nell'aprile del 1998 fonti cambogiane diedero notizia della sua morte, avvenuta in una località della giungla ai confini con la Thailandia, dove Pol Pot era tenuto prigioniero dai suoi ex seguaci.

Nota (da Wikipedia) Nel marzo 1975 durante il 14º congresso del Partito Comunista Enrico Berlinguer espresse il pieno sostegno dei comunisti italiani "agli eroici combattenti del Vietnam e della Cambogia". Apparentemente non sembra che fosse informato dei crimini di guerra compiuti dalle truppe comuniste, in particolare della ferocia dimostrata dagli khmer rossi cambogiani sia durante il conflitto sia nella fase successiva di normalizzazione del paese. Non risulta che Berlinguer abbia mai espresso alcuna condanna nei confronti di questi crimini, pur essendogli certamente noti dalle corrispondenze dei giornalisti italiani (celebri ad esempio quelle di Tiziano Terzani dalla Cambogia).

 

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